Social media, influenza alimentare e immagine corporea



Chi di noi si affida ancora agli impolverati libri di ricette abbandonati sulla mensola della cucina? Ormai è cosa rara, in pochi click sul nostro smartphone possiamo imparare subito tutti i passaggi per preparare una buonissima carbonara o un filetto cotto alla perfezione.


Immediatamente correlati a questa facilità nel reperire le informazioni culinarie, si sono diffusi sempre di più i cosiddetti ‘food blogger’, che non solo divulgano spunti per piatti sfiziosi ma, generalmente, promuovono anche uno stile di vita ‘healthy’, sano.

Si tratta però di un’arma a doppio taglio: dalla diffusione di uno stile di vita sano allo svilupparsi di disordini alimentari o comportamenti disfunzionali la strada non è poi così lunga.


Il modello di perfezione che i social network ci somministrano non è assolutamente d’aiuto. Ogni giorno scorriamo le pagine di Instagram e Facebook e siamo tempestati da immagini di fisicità perfette, quasi finte. Probabilmente perché sono finte.

Inizialmente ne siamo perfettamente coscienti, ma poi diventa così normale per noi avere a che fare con questi modelli che, senza rendercene conto, arriviamo a normalizzarli.


A questo punto la ragazzina in età pre-adolescenziale salterà i pasti perché vuole la pancia piatta e il diciottenne si chiuderà in palestra 5 ore al giorno e farà uso di proteine sintetiche perché sentirà il bisogno di aumentare la sua massa muscolare. Non si tratta di certo di stili di vita sani.


Nonostante gli sforzi, nessuno dei due raggiungerà il proprio obiettivo. Ecco che si svilupperanno il senso di svalutazione e denigrazione del proprio corpo, una bassa autostima, ansia e depressione. E non potranno portare ad altro che all’adozione di stili di vita ancor meno sani, con conseguente sviluppo di disordini alimentari.


Questi disordini verranno ancor più alimentati dall’esistenza di gruppi virtuali di persone con lo stesso obiettivo che condividono giornalmente le proprie attività. ‘Ho mangiato 10 grammi di pasta in più di lei’ oppure ‘mi sono allenato mezz’ora in meno di lui!’.


Il web ha agito con dei provvedimenti per limitare la divulgazione di stili di vita malsani e favorire la prevenzione sociale. Questo, però, molto spesso non basta. Sono ancora molte le realtà che mettono a rischio l’equilibrio psicologico dei fruitori di contenuti. Necessario è quindi favorire la sensibilizzazione sulle tematiche alimentari e di sviluppo della propria identità.