L’autocompassione come strumento per il benessere

Aggiornamento: 6 ago 2021



Alcune ricerche* hanno individuato come l’autocritica sia fortemente legata a molti problemi di depressione, all’ansia e ai disturbi alimentari.


Al fine di contrastare l’eccessiva autocritica, i ricercatori hanno scoperto che l’autocompassione (self-compassion inglese) è uno strumento utile per salvaguardare il nostro benessere psicologico..


L'autocompassione può essere spiegata come l'accettazione della propria sofferenza, partendo dal presupposto che i fallimenti e i limiti di ognuno sono caratteristiche comuni dell'esperienza umana.


Per fare un esempio, l'autocompassione può generare apprezzamento del proprio corpo in persone affette da disturbi alimentari.


Sia l’autocritica che l’autocompassione si sviluppano durante l’infanzia e sono il frutto di rapporti genitoriali. La tendenza ad essere altamente autocritici è il risultato della restrittività dei genitori, dell’eccesso di controllo e della mancanza di calore parentale, mentre l’autocompassione si sviluppa attraverso relazioni positive e di sostegno con i genitori ed è fortemente legata alla buona salute mentale e a livelli più bassi di depressione, ansia e disturbi alimentari.


È importante che le persone altamente autocritiche riconoscano e accettino il proprio dolore, non come qualcosa di sbagliato o come un segno di debolezza. Infatti, questi soggetti sono facilmente convinti che sviluppare un sentimento di autocompassione li porti ad essere più deboli e meno motivati. Invece è assolutamente vero il contrario. Chi è altamente auto-compassionevole ha meno paura del fallimento, ha più probabilità di continuare a provare e quindi di avere successo.


L’autocompassione contribuisce a far sentire le persone più forti, pronte ad affrontare le sfide che la vita