I sensi nascosti...
- dott. Rodolfo Vittori

- 3 giorni fa
- Tempo di lettura: 7 min
... che influenzano ansia, emozioni e benessere

Quando pensiamo ai sensi, quasi tutti immaginiamo sempre gli stessi cinque: vista, udito, olfatto, gusto e tatto, perché è quello che abbiamo imparato a scuola, ciò che ci hanno insegnato fin da bambini. Eppure le neuroscienze moderne ci raccontano una storia molto diversa.
Il nostro cervello possiede molti altri sistemi sensoriali, alcuni dei quali lavorano continuamente senza che ce ne accorgiamo. Sono sensi silenziosi, nascosti, che operano in sottofondo influenzando emozioni, equilibrio, ansia, percezione di sé e persino il nostro stato mentale.
Probabilmente li utilizziamo ogni giorno senza sapere nemmeno che esistano.
Il corpo percepisce molto più di quanto immaginiamo
Pensiamo, per esempio, a quando ci alziamo nel cuore della notte e riusciamo a camminare al buio senza sbattere contro i mobili. Oppure a quando sentiamo una tensione allo stomaco prima di una telefonata importante. O ancora a quella strana sensazione di instabilità che compare quando ci alziamo troppo velocemente da una sedia.
In tutti questi casi stiamo usando sistemi sensoriali molto più sofisticati dei classici cinque.
Il cervello raccoglie continuamente informazioni provenienti dall’interno del corpo, dalla posizione dei muscoli, dall’equilibrio e dalla relazione con lo spazio. Gran parte di questi processi avviene in modo automatico, senza che la nostra mente cosciente se ne renda conto.
L’interocezione: ascoltare il corpo dall’interno
Uno dei sistemi più importanti si chiama interocezione ed è la capacità del cervello di percepire ciò che accade dentro il corpo. Il battito del cuore, il respiro, la tensione viscerale, la fame, la sete, la pressione nel petto, il nodo allo stomaco. In pratica, è il modo con cui il cervello ascolta gli organi interni.
Negli ultimi anni l’interocezione è diventata centrale nello studio dell’ansia e delle emozioni. Molte persone ansiose, infatti, non soffrono solo per i pensieri, ma per il modo in cui interpretano i segnali corporei. Un’accelerazione cardiaca può essere letta come pericolo, una tensione toracica come segnale di qualcosa di grave. Il corpo diventa una fonte continua di allarme.
Le neuroscienze hanno scoperto che una regione cerebrale chiamata insula svolge un ruolo fondamentale in questo processo. L’insula raccoglie i segnali interni del corpo e li trasforma in esperienza emotiva consapevole. In altre parole, parte di ciò che chiamiamo “emozione” nasce proprio dalla lettura dei segnali corporei interni.
La propriocezione: sapere dove siamo nello spazio
Esiste poi un altro senso poco conosciuto chiamato propriocezione. Si tratta del sistema che ci permette di sapere dove si trova il nostro corpo nello spazio anche a occhi chiusi.
Grazie alla propriocezione possiamo toccarci il naso senza guardarci la mano, mantenere una postura, salire le scale o camminare nel buio.
Anche questo sistema ha un forte legame con il benessere psicologico. Quando siamo molto stressati o dissociati dal corpo, spesso perdiamo contatto con la postura, con il respiro, con la tensione muscolare. Viviamo nella testa, scollegati dalle sensazioni corporee.
Molte tecniche corporee utilizzate oggi in psicoterapia lavorano proprio su questo recupero della presenza fisica e della consapevolezza del corpo.
Il sistema vestibolare e il senso dell’equilibrio
Infine c’è il sistema vestibolare, situato nell’orecchio interno, che regola equilibrio, orientamento e percezione della gravità. Questo ci impedisce di cadere mentre camminiamo e mantiene stabile la nostra percezione dello spazio.
Quando ci alziamo troppo rapidamente e avvertiamo una breve vertigine, è proprio questo sistema che sta cercando di riadattarsi.
Anche il sistema vestibolare è collegato alla regolazione dello stress. Alcune persone molto ansiose o ipervigili possono diventare particolarmente sensibili alle sensazioni di instabilità, tensione o movimento corporeo.
Meditazione e neuroscienze
La cosa interessante è che pratiche come meditazione, mindfulness, yoga o training corporei non lavorano soltanto sul rilassamento mentale, come spesso si pensa, ma in realtà allenano proprio questi sistemi sensoriali profondi.
Quando durante una meditazione portiamo attenzione al respiro, alla posizione del corpo o ai punti di contatto con il pavimento, stiamo attivando circuiti neurologici molto specifici. Non stiamo facendo delle cose magiche, ma una forma di vero e proprio neuroallenamento.
La parte sorprendente è che molte tradizioni contemplative avevano intuito questi meccanismi migliaia di anni fa, pur senza conoscere le neuroscienze, la risonanza magnetica o la fisiologia moderna. Nel buddismo antico, già circa 2500 anni fa, il corpo non veniva considerato soltanto come qualcosa da toccare, ma come un insieme di percezioni interne legate al respiro, alla postura, all’equilibrio, alla tensione muscolare e alle sensazioni corporee profonde.
Oggi sappiamo che queste pratiche attivano aree cerebrali coinvolte nell’interocezione, nella propriocezione e nella regolazione emotiva, come l’insula e alcune regioni della corteccia somatosensoriale.
Questo non significa sviluppare poteri speciali o diventare ipersensibili. Significa piuttosto imparare a leggere il corpo in modo più equilibrato, meno minaccioso e più consapevole.
Corpo e mente non sono separati
Forse il punto più importante è proprio questo. Il nostro cervello non vive separato dal corpo. Emozioni, pensieri e sensazioni corporee formano un sistema unico e continuamente interconnesso.
Per anni abbiamo immaginato la mente come qualcosa di separato dal corpo. Le neuroscienze moderne, invece, ci stanno mostrando il contrario e alcune psicoterapie come la Funzionale, utilizzano delle tecniche che agiscono proprio in questa direzione.
Molto di ciò che chiamiamo ansia, calma, benessere o stress nasce dal modo in cui il cervello interpreta ciò che il corpo gli racconta ogni secondo della giornata.
Nel prossimo articolo di approfondimento, che trovate qui di seguito, riservato agli abbonati, vedremo anche alcune tecniche pratiche per allenare concretamente questi “sensi nascosti” attraverso esercizi semplici di consapevolezza corporea, respirazione e regolazione neurologica.
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