Fibremaxxing cosa significa davvero
- dott.ssa Mara Salviato

- 20 feb
- Tempo di lettura: 3 min
... perché più fibre non è sempre meglio

Negli ultimi mesi sempre più persone cercano informazioni su come “aumentare le fibre”.
Nasce così un termine nuovo, fibremaxxing, che dilaga sui social, suggerisce un’idea semplice, più fibre mangi, meglio è.
Il punto è che il corpo non ragiona per slogan e le fibre non sono tutte uguali.
Molte delle difficoltà intestinali, della fame che ritorna troppo presto o del gonfiore che compare quando si mangia “più sano” nascono proprio da qui. Da un aumento di fibre fatto senza capire cosa siano davvero e come funzionano dentro l’organismo.
Cosa sono le fibre
Quando si parla di fibre, si tende a immaginare un unico gruppo di sostanze con lo stesso effetto. In realtà, sotto la parola fibra convivono strutture molto diverse tra loro e gli alimenti vegetali contengono più tipi di fibre.
Alcune fibre sono solubili e viscose. A contatto con l’acqua formano una sorta di gel e contribuiscono a rallentare lo svuotamento gastrico, rendendo la digestione più graduale e la sazietà più stabile. Ne sono ricchi ad esempio, avena, orzo, legumi, mele, pere, semi di chia e di lino.
Altre sono insolubili, non formano gel, ma aumentano il volume fecale e favoriscono il transito intestinale. Si trovano, ad esempio, in cavoli, finocchi, zucchine, carote, cereali integrali, mandorle, noci.
Altre ancora hanno una struttura che il microbiota intestinale riesce a utilizzare più facilmente come nutrimento. Sono presenti, ad esempio, in legumi, cipolla, aglio, porri, carciofi, asparagi, banane non mature e in molti altri alimenti vegetali.
Perché alcune persone aumentano le fibre e stanno peggio
Si decide di mangiare più integrale, più legumi, più verdura e nel giro di pochi giorni compaiono gonfiore, tensione addominale e disagio.
Questo non significa che le fibre facciano male. Significa che il corpo ha bisogno di tempo per adattarsi e che aumentare rapidamente alimenti ricchi di fibre può creare una fermentazione intestinale più intensa del solito.
Non è un problema della fibra in sé, ma della quantità e della velocità con cui viene aumentata.
Ho mangiato tanto ma ho di nuovo fame
Molte persone si avvicinano al fibremaxxing perché, dopo aver mangiato, sentono di nuovo fame.
Spesso si tratta di pasti abbondanti ma poco sazianti, in cui, anche quando sono presenti le fibre, possono mancare elementi fondamentali per sentirsi pieni più a lungo, come proteine e grassi.
Quando prevalgono carboidrati raffinati e cibi ultraprocessati il senso di sazietà può essere breve anche se la quantità di cibo è stata elevata.
In questi casi, aggiungere fibre senza rivedere la struttura del pasto raramente risolve il problema.
Il vero equivoco del fibremaxxing
Il fraintendimento nasce quando si pensa che la fibra sia una scorciatoia. Come se bastasse aggiungere prodotti “ricchi di fibre” per sistemare fame, intestino e benessere.
Molti alimenti industriali oggi riportano in etichetta diciture come “alto contenuto di fibre”. Spesso si tratta di prodotti ultraprocessati a cui vengono aggiunte fibre.
Dal punto di vista nutrizionale, questo non è la stessa cosa.
Un legume, una verdura, un cereale integrale o un frutto non sono solo fibre, ma alimenti completi che il corpo gestisce meglio.
La fibra aggiunta a un prodotto industriale non ha lo stesso effetto della fibra presente nel legume che cucini o nell’insalata che condisci.
Aumentare le fibre ha senso, ma non è una gara
L’introito di fibre è sicuramente spesso inferiore alle raccomandazioni e aumentarle è quindi un obiettivo sensato.
Ma deve essere fatto in modo graduale, coerente e soprattutto all’interno di un’alimentazione basata su cibo reale.
Non serve cercare il prodotto con più fibre in assoluto. Servono pasti equilibrati, in cui gli alimenti lavorino insieme per dare sazietà e stabilità.
Morale della favola
Fibremaxxing nasce con l’idea di mangiare più fibre possibile, ma è proprio qui che nasce il fraintendimento.
Le fibre non funzionano per accumulo, funzionano per equilibrio e funzionano davvero quando arrivano da cibi reali e all’interno di pasti ben strutturati.
Aumentarle senza capire quali, come e in quale contesto può portare esattamente all’effetto opposto di quello cercato.
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Riferimenti bibliografici
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