La paranoia quotidiana...

... quando siamo circondati da persone che vedono complotti dappertutto

La cognata sospettosa, il collega convinto che tutti tramino contro di lui, il vicino che controlla ogni movimento. Perché alcune persone trasformano le situazioni più innocenti in misteri da risolvere? E soprattutto, come possiamo sopravvivere alla loro paranoia?
Una vita tranquilla ... se non fosse per gli altri
Tu vorresti soltanto vivere serenamente, andare al lavoro, tornare a casa, trascorrere una domenica in famiglia, salutare cordialmente i vicini e, possibilmente, non dover giustificare ogni parola che pronunci.
Una vita normale, insomma, peccato che ci siano gli altri.
C'è tua cognata, per esempio, che durante il pranzo domenicale nota che qualcuno non le ha rivolto la parola per cinque minuti. Per lei non può essere una coincidenza, ma sicuramente c'è qualcosa sotto. Forse qualcuno è arrabbiato, forse è stata esclusa deliberatamente dalla conversazione, forse si sta organizzando qualche misteriosa alleanza familiare contro di lei.
Tu eri convinto che si stesse semplicemente gustando la pasta al forno.
Oppure c'è il collega che interpreta ogni decisione del responsabile come una manovra contro di lui. Una riunione alla quale non viene invitato? Vogliono escluderlo. Un'e-mail alla quale il capo risponde con un semplice «Va bene»? Evidentemente è furioso. Un nuovo assunto? Probabilmente stanno preparando la sua sostituzione.
Poi c'è il vicino di casa, che conosce gli orari di entrata e uscita di tutti i condomini meglio dell'amministratore. Se un'automobile sconosciuta parcheggia davanti al portone, probabilmente entro sera convocherà una riunione straordinaria.
In mezzo a tutto questo ci sei tu.
Una persona equilibrata, ragionevole, che vorrebbe soltanto vivere in pace.
Ma perché gli altri devono sempre complicare tutto?
Quando ogni cosa nasconde un secondo significato In psicologia il termine paranoia ha un significato clinico preciso, ma nel linguaggio comune lo utilizziamo anche per descrivere quei comportamenti caratterizzati da sospettosità eccessiva, diffidenza e tendenza ad attribuire intenzioni ostili agli altri.
È importante distinguere questi atteggiamenti quotidiani dai disturbi psicologici veri e propri.
La persona di cui stiamo parlando non è necessariamente affetta da una patologia, potrebbe essere semplicemente qualcuno che, in determinate situazioni, tende a interpretare ciò che accade attraverso la lente del sospetto. Qual'è la sua caratteristica principale?
Non si accontenta mai della spiegazione più semplice quando ne esiste una più inquietante.
Se non rispondi immediatamente a un messaggio, non sei impegnato, ma la stai ignorando deliberatamente.
Se due colleghi parlano a bassa voce, non stanno discutendo di un problema di lavoro, ma stanno certamente tramando qualcosa.
Se saluti distrattamente il vicino, non sei sovrappensiero, ma hai qualcosa contro di lui.
Il fatto interessante è che, per chi vive queste esperienze, le interpretazioni possono apparire perfettamente logiche.
Non sta inventando complotti, dal suo punto di vista sta semplicemente prestando attenzione a ciò che gli altri non riescono a vedere.
Perché alcune persone sospettano sempre degli altri?
La nostra mente è particolarmente sensibile ai possibili segnali di pericolo.
Dal punto di vista evolutivo, saper riconoscere rapidamente una minaccia ha rappresentato un enorme vantaggio per la sopravvivenza.
Il problema è che oggi i pericoli con i quali ci confrontiamo sono spesso sociali e relazionali.
Non dobbiamo più preoccuparci continuamente dei predatori nascosti nella vegetazione, ma possiamo temere di essere criticati, esclusi, traditi, umiliati o svalutati e alcune persone sono particolarmente sensibili a queste possibilità.
Dietro un atteggiamento eccessivamente sospettoso possono esserci diversi fattori psicologici:
La paura del giudizio - Una persona che teme di essere criticata può interpretare anche un'osservazione neutra come una valutazione negativa.
L'insicurezza nelle relazioni - Chi ha paura di essere escluso può attribuire significati ostili a silenzi e comportamenti ambigui.
Il bisogno di controllo - Cercare continuamente spiegazioni e intenzioni nascoste può dare l'illusione di poter prevedere il comportamento altrui.
Le esperienze precedenti - Delusioni, conflitti e tradimenti possono aumentare la sensibilità verso possibili segnali di minaccia.
Naturalmente non tutte le persone sospettose funzionano allo stesso modo e non ogni sospetto è necessariamente infondato, ma quando la diffidenza diventa un'abitudine, anche la quotidianità può trasformarsi in una complicata indagine investigativa.
Il problema è che dobbiamo conviverci
Finché osserviamo questi comportamenti dall'esterno, possono persino risultare divertenti, ma quando la persona sospettosa è nostra cognata, il nostro collega, il partner o il vicino di casa, le cose cambiano, perché il sospetto degli altri finisce per coinvolgerci.
Dobbiamo spiegare perché non abbiamo telefonato, chiarire il significato di una battuta, dimostrare che un nostro gesto non nascondeva secondi fini, rassicurare qualcuno che è convinto di essere stato escluso deliberatamente e spesso scopriamo che più cerchiamo di spiegare, più la situazione diventa complicata.
Se rispondiamo immediatamente, forse ci stiamo giustificando troppo.
Se rimaniamo in silenzio, evidentemente abbiamo qualcosa da nascondere.
Se cerchiamo di sdrammatizzare, significa che non prendiamo sul serio il problema.
Insomma, una specie di processo nel quale ogni comportamento rischia di diventare una prova a carico.
Come sopravvivere alla paranoia degli altri?
La prima cosa da comprendere è che non siamo necessariamente obbligati a convincere l'altra persona che la sua interpretazione è sbagliata, anzi, cercare ostinatamente di dimostrarle che non ha ragione può irrigidire ulteriormente la discussione.
Possiamo invece adottare alcuni atteggiamenti più efficaci.
Ascoltare senza confermare automaticamente il sospetto. Possiamo riconoscere il disagio che una persona prova senza essere costretti ad accettare la sua interpretazione dei fatti.
Evitare le discussioni interminabili. Non sempre è possibile trovare una spiegazione capace di soddisfare qualcuno che continua a cercare significati nascosti.
Comunicare in modo chiaro. Quando possibile, ridurre le ambiguità aiuta a evitare equivoci e interpretazioni inutili.
Stabilire dei limiti. Comprendere le insicurezze altrui non significa dover giustificare ogni nostra scelta o accettare controlli e accuse continue.
Conservare un po' di ironia. Riuscire a osservare certi comportamenti con un sorriso può aiutarci a non rimanere intrappolati nella tensione relazionale. Naturalmente senza ridicolizzare la sofferenza di nessuno.
Perché il nostro obiettivo non dovrebbe essere quello di cambiare a tutti i costi gli altri, ma di imparare a vivere più serenamente anche quando gli altri interpretano la realtà in modo diverso dal nostro.
Un libro per chi deve sopravvivere agli altri
Da queste osservazioni è nato il mio libro Mia suocera è paranoica, pubblicato da Edizioni Piemme.
Non lasciarti ingannare dal titolo: la suocera è soltanto uno dei tanti personaggi che incontrerai.
Ci sono cognate, colleghi, capi, vicini di casa, partner gelosi, persone che vedono complotti sui social e altri protagonisti delle nostre complicatissime relazioni quotidiane.
Attraverso la storia di Marta, la protagonista, che vive situazioni paradossali ho cercato di raccontare quella forma di paranoia non patologica che si insinua nelle relazioni e trasforma piccoli equivoci in grandi conflitti.
Si tratta di un libro che vuole aiutare a comprendere meglio il comportamento delle persone che ci circondano, ma soprattutto a non perdere la serenità quando dobbiamo confrontarci con i loro sospetti.
Il tutto con una buona dose di ironia.
Perché, diciamocelo, a volte riuscire a ridere delle assurdità delle relazioni umane è già un ottimo modo per cominciare a viverle meglio.
Mia suocera è paranoica, di Rodolfo Vittori, Edizioni Piemme, è disponibile in libreria e online.
E se mentre leggi ti viene in mente qualcuno che conosci, tranquillo: è esattamente da lì che volevo cominciare.
Se trovi grandi difficoltà nelle relazioni e non sai come gestire i disagi, non esitare a contattarmi.
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