Workaholism

Aggiornamento: 7 ago 2021


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È sempre più frequente che le persone investano tempo e risorse cognitive nel lavoro per raggiungere alti risultati, trascurando però gli aspetti più personali della vita. Ma ne vale davvero la pena?


Autorevoli esperti hanno dimostrato che una dipendenza dal lavoro, detta Workaholism, può essere sviluppata da chi è troppo concentrato sulla propria carriera, con effetti negativi sulla vita privata.


Cos’è il Workaholism e da dove nasce?

Troviamo per la prima volta il concetto di “Workaholism” nel libro “Confessions of a Workaholic: The Facts about Work Addiction” scritto da W. Oates nel 1971. Questa forma di dipendenza viene descritta come un eccessivo ed incontrollabile bisogno di lavorare. Chi è affetto da questa patologia (workaholic) prova i sentimenti e i pensieri tipici delle dipendenze e dedica molto tempo alle attività lavorative, a discapito della vita privata, familiare e relazionale. Inoltre, chi è affetto da questa patologia non riesce a staccarsi dal lavoro, verso il quale prova un’ossessione generata da una forte pulsione interna; diventa impossibile concedersi pause senza essere sopraffatti dal senso di colpa, nella convinzione che vivere per il proprio lavoro sia l’unica alternativa possibile.


Oggi, nel mondo del lavoro prevale il modello occidentale che ricerca una produttività sempre maggiore, facendo concepire questa realtà come la normalità. Bisogna però fare attenzione, perché questi comportamenti che spingono a primeggiare assumendo ruoli sempre più importanti sono tutt’altro che normali, essi oltre che essere disfunzionali hanno delle ripercussioni sulle relazioni con i propri cari.


I lavori orientati al risultato e caratterizzati da incentivazioni che premiano alti livelli di produzione e un’eccessiva identificazione organizzativa conducono con più facilità all’insorgenza del workaholism e all’ossessione verso il proprio ruolo verso l’azienda in cui si lavora.


Riconoscere la patologia non è semplice, cadendo in una generalizzazione si potrebbe giungere a considerare patologiche anche persone semplicemente stressate in periodi intensi, per questo sarebbe ottimale monitorare un soggetto per un periodo di almeno 6 mesi.


Lo Smart Working può aggravare la patologia?

L’incidenza del workaholism è stata inevitabilmente aggravata dall’avvento dello smart working, il confine tra vita privata e lavorativa ora è ancora più sottile.

Questa nuova modalità di lavoro ha certamente i suoi vantaggi, ma può anche condurre all’iperproduttività, permettendo di lavorare ovunque e sempre. Infatti, per non smettere mai di lavorare è sufficiente un computer o uno smartphone e una connessione. Il rischio di non staccare mai vivendo in un loop continuo nel quale il lavoro permea ogni spazio e momento della vita privata, è reale.


I rischi a livello psicosociale dell’esposizione continua ad attività stressanti e intense sono noti, infatti il massimo di ore lavorative settimanali sono 48 ed è stato stabilito il diritto del lavoratore a 11 ore di riposo continuative ogni 24 ore, inoltre, la costituzione stabilisce il diritto irrinunciabile al riposo settimanale e annuale.

Tutti questi limiti e diritti mirano a tutelare la salute del lavoratore, per consentirgli il recupero delle energie psicofisiche necessarie per svolgere il proprio lavoro in modo sicuro.


Considerazioni finali

Il denaro, che il duro lavoro ci ha fatto guadagnare, può compensare la vita arida, priva di sentimenti e relazioni, dedicata solo alla produzione? I dati sembrano risponderci. Infatti il 55% dei workaholic finisce per divorziare con il proprio partner, al contrario 16% del resto della popolazione.


Le persone vicine ai workaholic risentono dell’eccessivo desiderio di potere, status e denaro del proprio caro, tuttavia anche il diretto interessato, soprattutto nel lungo periodo, risente di molte conseguenze negative, come burnout, problemi cardiovascolari, depressione e disturbi d’ansia.


È evidente che c’è la necessità di sviluppare programmi formativi finalizzati a istruire i lavoratori sui rischi connessi ad un’eccessiva attività lavorativa, insegnando un corretto equilibrio tra la vita lavorativa e privata (work-life balance) per essere produttivi raggiungendo al contempo il così detto “successo psicologico”.


 

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