L’elogio della lentezza

Nel nostro mondo dominato dalla frenesia, la parola lentezza viene usata quasi sempre in senso negativo, come se, e non si capisce rispetto a cosa, fossimo sempre in ritardo. La parola lentezza deriva da lentitia, che, in latino, significa flessibilità, duttilità.

Al contrario di quanto avviene nella cultura occidentale, molte discipline orientali, come la meditazione, lo yoga, il Tai Chi, tendono alla lentezza come simbolo di forza, tenacia, resistenza ma anche flessibilità e adattabilità. Certo, da occidentali, abituati da sempre alla performance fisica e mentale, spronati fin da bambini alla competizione, è difficile immaginare la lentezza come un punto di forza. Proviamo però ad eseguire un semplice esercizio fisico, come salire le scale. Per prima cosa saliamo una rampa al ritmo solito, poi proviamo a salirla di corsa e successivamente, dopo aver ripreso fiato, come se ci muovessimo al rallentatore. Alla fine di salita, fermatevi per attimo ad analizzare come vi sentite, che cosa avete provato nelle gambe e nei muscoli, nel cervello.

Quando avete salito la rampa di scale al ritmo normale, quasi non vi siete accorti di quello che facevate, avete inserito il “pilota automatico” è stato un gesto fisico passato completamente in sordina. Quando avete salito le scale di corsa, invece, avete sperimentato la fatica nelle gambe e il fiato corto. Nel ritmo rallentato avete sentite tutto il corpo, i piedi, le gambe, il respiro che entrava e usciva dalle narici, il cuore che batte, il sangue che fluisce. Dovremmo cercare sempre consapevolmente il nostro ritmo, ognuno dovrebbe trovare il proprio, e assaporare il piacere anche del più piccolo e apparentemente banale gesto?

Per ritrovare il piacere della lentezza, possiamo provare ad eseguire un esercizio di rilassamento. Si tratta di un esercizio per far diventare una buona abitudine l’attenzione al nostro ritmo naturale, da farsi in qualsiasi momento della giornata, soprattutto nei momenti in cui ci si accorge di diventare frenetici e ansiosi. Si può fare in piedi ma anche al lavoro, seduti alla scrivania.

Divaricando leggermente le gambe, chiudiamo gli occhi e iniziamo con tre-quattro respiri profondi. L’aria che entra con l’inspirazione, riempie il nostro corpo e l’espirazione scarica la tensione a terra. Alla quarta inspirazione tratteniamo il respiro senza contare, fino a quando si riesce, prestando attenzione allo tempo che si è fermato. Per concentrarci meglio, possiamo visualizzare un orologio che si ferma. Poi espiriamo. Ripetiamo per almeno tre volte questo ciclo di respiri completi con stop e poi ritorniamo alla respirazione profonda per altre 3/5 volte. Osserverete che frenesia si è un po’ rallentata e si è allineata con un ritmo più lento e flessibile. Questa breve pratica di rilassamento, potrebbe diventare una buona abitudine.

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